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mercoledì 22 febbraio 2012

ESSERE - AVERE


Ho visto nuovamente, dopo alcuni anni, questa poetica pellicola francese. Che atmosfera si respira in quell'aula, in quella comunità-classe! Una sottile nostalgia vela gli occhi. Ascoltate il mio consiglio e procuratevi una copia di questo bellissimo film.
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" Francia, Auvergne, dipartimento di Puy Le Dome. La zona è talmente isolata che sopravvive l'istituzione della classe unica, dove si ritrovano bambini la cui età copre l'intero ciclo scolastico delle elementari. Un maestro prossimo alla pensione segue tutti i suoi alunni cercando di trasmettere, oltre a un po' di sapere generale, anche qualche insegnamento etico e civico, dal rispetto reciproco all'inutilità della violenza.Nel frattempo la montagna segue, dall'inverno all'estate, i suoi ritmi...prosegue QUI.



domenica 15 agosto 2010

LA TERRA, LA NOSTRA CASA.....

...di questo tratta il meraviglioso film-documentario di Yann Arthus Bertrand, prodotto da Luc Besson uscito nel 2009 in occasione della Giornata Mondiale della Terra.
Immagini commoventi di questa nostra bistrattata "casa".
In questo piovoso ferragosto se avete 90 minuti di tempo
lustratevi gli occhi aprite il cuore e andate qui.
Lascio il trailer come "acconto". Buona visione.
                   



Qualcuno ricorderà anche Baraka.



mercoledì 2 giugno 2010

lunedì 17 maggio 2010

Agorà


Ho seguito il consiglio di Mirco. In un suo post nel blog "Tra sogni e realtà"
www.senecamilano.blogspot.com
ha raccontato in modo  incisivo le impressioni ricavate dalla visione di questo film.
Così questa sera sono andata al cinema.
Nel momento tragico della rovina politica e di potere del mondo classico e romano, Ipazia cade vittima del fanatismo religioso e paga con la vita la coerenza del voler mettere in discussione  le convinzioni personali, le cosiddette "verità" assolute.
"Voi non potete mettere in discussione ciò in cui credete. Io devo".
Ho guardato tutto il film quasi senza battere le ciglia. Non mi soffermo a descrivere o commentare: lo ha fatto molto bene Mirco nel suo post.
Dirò solo che ho trovato molto significativa la scelta di regia dell'allontanamento della macchina da presa da alcune scene di massa su, su, su... nello spazio silenzioso, fino a rendere invisibili gli accadimenti terreni e la loro relatività. E dirò anche che tutto ciò che è narrato nel film è, in modo inquietante, molto ma molto attuale.
GRAZIE MIRCO PER IL TUO CONSIGLIO. SOTTOSCRIVO.

venerdì 5 marzo 2010

Mimosa...fragile e gentile?


Verso l'8 marzo.
Ho scovato su internet questa leggenda sul fiore dell'acacia, la mimosa! Impressionante come, in queste narrazioni, è descritto l'universo femminile.
                                           Fotografia di Lorenzo Gherardini, scattata a Roma alcuni giorni fa.


In un paese lontano, all'altro capo del mondo, nell'isola di Tasmania, ed in un tempo altrettanto lontano, nacque il fiore della mimosa.



Gli abitanti dell'isola ne raccontano la leggenda.



In quel tempo, l'isola era dominata da un re guerriero, molto coraggioso e bello, alto ed agile, di pelle scura e coi capelli neri e lucenti come l'ala dei corvi, ma col cuore indurito dalle numerose battaglie. Così era tutta la sua gente: alta, scura di pelle e brusca di modi, con lunghi, lisci capelli a incorniciare il viso severo. Essi amavano i combattimenti contro le numerose tribù nemiche, e le cacce pericolose alle belve che infestavano l'isola. Combattimenti e cacce che affrontavano con altre grida crudeli, per spaventare il nemico.

Un giorno, durante l'ennesimo combattimento, il re venne gravemente ferito.

La madre e la sorella del re amavamo molto il loro caro, ma non amavano affatto la sua bella e giovane moglie, che non giungeva gradita al loro cuore, duro quanto quello di lui. La giovane regina era una creatura del tutto diversa, piccola di statura, timida e gentile, con i capelli arruffati in corti riccioli, biondi come batuffoli d'oro, la pelle dorata come miele puro e una bassa voce soave che sembrava una musica.

Pareva giunta lì da un altro mondo, la piccola regina, da un mondo di fiori, di sorrisi e di pace. Le due donne, scarne, scure e crudeli come il loro congiunto regale, erano inevitabilmente gelose della dolce, tenera bellezza di lei.

Approfittando della timidezza della piccola sposa, le due donne si precipitarono a curare il loro congiunto, trattenendo con vari pretesti la moglie lontana dalla tenda dove giaceva il ferito. Lei si disperava, perché era molto innamorata di quel suo marito rude e forte, ma non osava far valere i propri diritti di moglie, dimentica, nel suo sgomento, che erano anche doveri, temendo di far cosa sgradita alla suocera ed alla cognata, e quindi di turbare la convalescenza dell'uomo che amava.

La piccola regina era sola, nessuno la consigliava, perché i cortigiani, con la viltà dei deboli, si erano schierati dalla parte che intuivano più forte, e crudele, in quella lotta silenziosa per impadronirsi del cuore del Re.

Passarono i giorni, che divennero settimane, e poi mesi. Quando infine il Re fu guarito era ormai solo desideroso di punire la piccola regina le cui visite aveva tanto aspettato, senza che il suo orgoglio di re gli avesse permesso di ordinare la presenza della donna che nel suo cuore invocava. E dunque il Re bandì dal suo cospetto, senza esitazione, la giovane moglie innocente, senza nemmeno volerne ascoltare le ragioni, tanto il solo vederla, ormai, gli riusciva sgradito.

Giunse infine il fratello a riprendersela, il fratello, della stessa impietosa razza del Re.

Venne per riportarla a casa, ripudiata, libera, lei che era cinque volte madre, di darsi ad un altro uomo.

Ed in soli sette giorni il fratello la rimaritò ad un Principe di luoghi lontani, distanti dal regno dal quale la piccola regina era stata senza colpa bandita.

Pure, timida e dolce com'era, la piccola, infelice Azar, ormai senza più lacrime né desideri, non si ribellò al suo destino. Chiese soltanto, come dono di nozze, un velo che le consentisse, nel lungo viaggio per raggiungere la sua nuova dimora, di coprirsi il volto ed il corpo, per non essere riconosciuta quando fosse passata dalle terre di Asan, padre dei suoi figli e crudele signore, poiché l'incontro coi suoi piccoli le avrebbe senza alcun dubbio spezzato il cuore.

Il Principe suo nuovo sposo era meno duro di cuore di Asan, e in qualche modo la disarmata dolcezza della piccola regina scacciata dal suo regno ebbe a parlare al suo cuore. La giovane ebbe dunque il suo velo, col quale si ricoprì interamente. Ma quando passò davanti alla reggia che era stata sua, i figli di lei, che ogni giorno spiavano dall'alto delle torri il ritorno della madre, la riconobbero nonostante il lungo velo ed accorsero piangendo e invocando a gran voce il suo ritorno.

Ancora una volta, Azar fece appello alla pietà del suo nuovo Signore, chiedendo che le fosse consentito fermarsi un momento, e lasciare un dono a ciascuno dei figli. Ed il Principe ebbe ancora una volta pietà della piccola sposa disperata, e acconsentì alla richiesta. Così, Azar poté regalare ai suoi bambini stivali trapunti d'oro, e lunghe, ricche vesti alle fanciulle, e lascio un abitino per il più piccolo, che dormiva ignaro nella culla. Il padre però, da lontano, vide tutto questo, e richiamò a sé i figlioli, che dimenticassero in fretta la madre indegna di loro.

Azar sentì quella voce dura dettare ancora una volta il suo destino, e ancora non seppe trovare parole a difesa della sua inutile innocenza. Si accasciò allora, ormai sfinita dall'ingiustizia e dal dolore, e sopra di lei il lungo velo di nuova sposa si posò pietoso a coprirla da tutti gli sguardi.

Andò più tardi il suo nuovo Signore a riprendersi l'infelice creatura, deciso a regalarle una vita intera di felicità. Ma ormai il destino di Azar era giunto a compimento.

E fu così che il Principe pietoso, sotto il lungo velo che era stato il suo dono di nozze, non trovò che un fragile arbusto fiorito di mimosa, ben abbarbicato con le sue radici alla terra, deciso a non lasciarsi strappare dal luogo dove era tutto il suo cuore, i piccoli fiori odorosi a ricordare ai figli di Azar i batuffoli biondi che ricoprivano il capo della loro madre, al tempo in cui era stata felice.

Ad Azar, così dolce, remissiva, obbediente e infelice, il tempo renderà poi giustizia alla sua bizzarra maniera...
... il fiore nato da lei verrà riconosciuto da tutte le donne come il simbolo della propria presa di coscienza, e della capacità di decidere esse stesse il proprio destino. Apparentemente delicato, in realtà forte e resistente, impossibile da sradicare, contro il suo volere..... COME OGNI DONNA.

Qualche bel volto, cinematografico, di ieri e di oggi....

giovedì 25 febbraio 2010

L'uomo che verrà


http://www.movieplayer.it/trailer/4967/l-uomo-che-verra-trailer/

L'orrore della strage di Monte Sole attraverso gli sguardi di una bimba di otto anni.
La vita contadina, con realismo e lucidi dettagli, nell'inverno del '43 del novecento nei nove mesi che precedono il massacro noto come Eccidio di Marzabotto. Nove mesi durante i quali , nella pancia della mamma di Martina, cresce il fratellino nuovo...l'uomo che verrà.
Riprese fatte di campi lunghi, sguardi intensi, poche parole nella lingua originale di quei luoghi. Lingua che ho il privilegio di comprendere senza dovermi affidare ai sottotitoli. Un racconto efficace realizzato con tocco discreto, senza retorica, senza enfasi e distogliendo sempre lo "sguardo" allo scorrere del sangue.
Vi ho ritrovato l'attrice Maya Sansa , Giovanna  nel film "Il papà di Giovanna".
Ed ho incontrato la mia nonna Ernesta nei gesti decisi, nel parlare saggio e fatalistico della nonna Vittoria; e nelle atmosfere narrate da una magnifica fotografia.
..."...TUTTI NOI SIAMO QUELLO CHE CI HANNO INSEGNATO AD ESSERE, E' UNA QUESTIONE DI EDUCAZIONE..."...

"Fa la nana la mee cuchèta
che la mama l'è andèda a mèsa
al papà l'è andè al merchèee....
...don don din dooon, na-niiii....."

"fai la nanna cocchina mia
che la mamma è andata a messa
il papà è andato al mercato...
....don don din dooon, piccolina..."

Circùiti cinematografici minori per film come questo. PECCATO.

lunedì 15 febbraio 2010

Il concerto

Un osannato direttore dell'orchestra Bolshoi di Mosca viene allontanato in epoca comunista per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei. Venticinque anni dopo l'uomo lavora ancora in teatro come custode e aiuta la moglie a ingaggiare comparse a pagamento per  finte manifestazioni d'orgoglio ex-comunista. Un giorno intercetta un invito per il teatro Chatelet di Parigi e decide di riscattarsi dalle umiliazioni con l'inganno, accettando l'ingaggio al posto dell'orchestra ufficiale. Riunisce così i vecchi compagni di concerto e qualche improbabile new entry.
C'è  molto di " slavo " in questo film , la profonda gioia di vivere e divertirsi, l'arte di arabattarsi, la malinconia di fondo. Gli attori sono divertenti e commoventi. 
Bravissimo Dimitri Nazarov nel ruolo di ex impresario e nostalgico comunista dei tempi che furono ma consapevole anche dei suoi errori e pronto a riscattarli.
Mette in scena parecchi stereotipi:  prende in giro quel che è rimasto della vecchia Russia, gli ebrei e la loro capacità di arrangiarsi, gli ex-comunisti e la loro nostalgia, gli zingari e i loro imbrogli.  .....ma credo che sia voluto ; è come un modo per miscelare il grottesco con il reale . Nella parte finale Ciajkovskij esplode in tutta la sua romantica forza, ed è un lungo momento di pura gioia cinematografica. Mi ha molto disturbato il doppiaggio: una sorta di italiano con accento russo da barzelletta ...peccato. Comunque...DA VEDERE.
Regia: Radu MihaileanuSceneggiatura


martedì 2 febbraio 2010

AVATAR

Pandora: un bel sogno; inverosimile e credibile allo stesso tempo. Proprio come lo sono certi sogni. Onirico anche nelle LUCI e nel COLORE. Effetti speciali strabilianti : che dire delle "montagne galleggianti"?!
Emozioni in 3D:  "toccare" i semi dell'albero delle anime ed altro ancora.
E poi....VINCONO GLI "INDIANI"  !
Bello.
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