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martedì 24 dicembre 2013

SPONGATA E SASSOLINO


Sassolino, soprattutto.

Vigilia di Natale  di parecchi anni fa, davvero tanti: avevo cinque anni. 
La casa piena di amici per i tradizionali auguri. 
Sulla tavola  il Pane di Natale, la Spongata e il  Sassolino...appunto (cliccando sui nomi arrivate alle ricette).
Non vista dagli adulti, misi alle labbra un bicchierino di liquore e lo ingoiai quasi tutto; tutto tranne una parte che finì sul vestito. 
Risultato: tanto caldo - lo ricordo con precisione - e lo scoppio di quella che qui si chiama "la ridarola", cioè quel ridere continuo che è impossibile fermare.
Come da tradizione, mamma e babbo avevano chiamato il fotografo per alcuni scatti ricordo. 
Sullo sfondo , nello specchio, si vede il volto divertito ( ma tentava di stare serio) di mio babbo e quello invece arrabbiatissimo di mia mamma.
E sul mio vestito di lana pizzicosa - con annessi colletto e polsini di velluto - si vedono altrettanto bene le tracce del sassolino tracannato a tradimento.

Buon Natale !

P.S.: chissà dov'è finito quel magnifico armadio di radica...

domenica 3 marzo 2013

BISCOTTONI BIANCO-NERI

Una mattina un poco sonnacchiosa
un cappuccino e un biscottone
anzi no, qualcuno in più
preparati seguendo la ricetta per il bensone ma aggiungendo cento grammi di cacao a metà dell'impasto.
E ... è subito domenica.

giovedì 22 novembre 2012

AMARETTI DI MODENA

L'aprire lo sportello del forno e il ritrovarmi inondata dal profumo di questi dolcetti modenesi ha riassestato l'umore non proprio allegro di questa mattinata casalinga.  
La ricetta è quella della mia nonna Ernesta, manco a dirlo. 

giovedì 1 dicembre 2011

Zampòun e cudghèin


ovvero lo zampone e il cotechino modenesi

compiono 500 anni!



      


Il prossimo sabato 3 dicembre a Modena  si  festeggerà questo avvenimento. 
La differenza fra cotechino e zampone è costituita solo dall'involucro: per il cotechino un semplice budello, per lo zampone la pelle delle zampe anteriori del maiale.
Non ci sono notizie certe sull'origine dello zampone ma pare risalire all'inverno 1510/ 1511, l'anno in cui le truppe papaline di Giulio II diedero l'assedio alle mura di Mirandola.
I sudditi dei Pico, che stavano ormai cedendo per fame avendo dato fondo ad ogni riserva, ebbero l'intuizione di conservare la carne dei suini macellati - che altrimenti sarebbero andati a male in pochi giorni - tritata, mescolata a spezie e insaccata nella svuotata zampa anteriore dell'animale . La saporita carne di maiale consentì ai mirandolesi di reggere per qualche tempo all'assedio e di inventare un insaccato divenuto tra i più famosi al mondo.
Per il cotechino si ha la prima citazione ufficiale in un calmiere del 1745 dove viene fissato il suo prezzo (0,13 lire se crudo e 0,18 se cotto): rappresenta praticamente il suo atto di nascita. 
Fino dal 1547 a Modena i "lardaroli e salsicciari" -  che prima erano assimilati ai "beccai" - si erano costituiti in corporazione autonoma e la loro capacità di fare "salsiccia fine" era riconosciuta anche oltre i  confini modenesi e la città era considerata in questo campo una vera e propria capitale.

E domenica 4 dicembre 
ci si sposta a Castelnuovo Rangone
 feudo medievale dei Rangoni :
Castelnuovo R.-Monumento bronzeo al maiale
torna la sagra annuale dello zampone più grande del mondo, registrato nel Guinnes dei primati.
Il colesterolo? 
Per il prossimo week-end...soprassediamo!

martedì 31 maggio 2011

1797

In quell'anno nasceva il tricolore, nostra bandiera nazionale.
In questo bellissimo scatto di Erika vedete la facciata del Palazzo Ducale di Modena, ora rinomata Accademia Militare. La freccia rossa indica una lapide commemorativa:
"Il congresso della Repubblica Cispadana
convocato in questo palazzo il 21 gennaio 1797
confermando le deliberazioni di precedenti adunanze
decretò vessillo di stato il tricolore
per virtù d'uomini e di tempi
fatto simbolo dell'unità indissolubile della nazione" 
21 gennaio 1897 a ricordo del fausto avvenimento.
^^^^^^^^^^
2 GIUGNO 2011
FESTA DELLA REPUBBLICA
A Modena sfilerà un tricolore lungo 1797 metri e largo quasi 5, a ricordo dell'anno di nascita della nostra bandiera.
Questo lunghissimo drappo verrà portato in sfilata lungo il centro cittadino , sorretto ai lati da duemila volontari.
Tra di loro ci sarò pure io.
QUI Tutte le informazioni sull'evento.
Sarà faticosa ma entusiasmante, questa lunga mattinata di festa.
Al termine ci aspetta, come  saporito premio, una tavolata anch'essa da guinnes dei primati:140 metri sotto i portici del centro e un migliaio di commensali per sua maestà
IL TORTELLINO modenese
preparato secondo la ricetta classica di Castelfranco Emilia
Le "sfogline" (preparatrice di tortellini), una  ogni 50 commensali,  prepareranno in diretta questa meraviglia culinaria.
Volete  sedere a tavola con noi sotto i portici?
Informazioni QUI
Il 2 giugno avrò le mani impegnate a reggere, prima  il tricolore e poi  il cucchiaio per i tortellini:  non so se riuscirò a scattare foto.
Ma ci proverò.

lunedì 24 gennaio 2011

QUESTA SERA PREPARIAMO LE "TIGELLE"

(Stasìra a-fàm al "tigèli")
Il motivo delle virgolette lo scoprirete leggendo
Ho sciolto due cubetti di lievito di birra in un bicchiere di latte tiepido, aggiungendo anche una presa di zucchero.
Ho poi impastato mezzo chilo di farina biologica “0” con il latte e lievito, 50 grammi di strutto e un cucchiaio di olio di oliva, sale q.b. (Si può evitare lo strutto aumentando la quantità d’olio d’oliva).
L’impasto, elastico e morbido, l’ho messo al riparo da correnti d’aria e lasciato lievitare per circa un’ora.

A questo punto, con il mattarello, ho steso l’impasto e , con l’apposito attrezzo (ma si può usare un coppapasta tondo…o un bicchiere)


 ho ricavato tanti dischetti.. che ho messo di nuovo a lievitare per una mezz’ora


prima di passare a….



LA COTTURA
E qui occorre raccontare che il vero nome di queste focaccine  è CRESCENTINE e non TIGELLE!
La tigella è, in realtà, il nome dell'attrezzo utilizzato un tempo per la cottura.

 Le COTTE montanare (tigelle, appunto) sono dischi di pietra refrattaria protette con foglie di castagno . Si ponevano al calore del camino facendo torri a strati alterni: un disco di pasta e uno di pietra.
Ma le pietre refrattarie sono state da tempo sostituite con stampi di ghisa a cottura multipla che si mettono sul gas .
Da alcuni anni in molte case modenesi, compresa la mia, ci si è un po'....
...modernizzati....
con un utilissimo arnese elettrico che racchiude due grosse pietre refrattarie .
La cottura risulta uniforme e molto più semplice di un tempo.

Le crescentine ( o tigelle, come ormai tutti le chiamano) si mangiano al posto del pane.

Oppure ( insieme "al gnòc frét" del quale scriverò presto) accompagnate da salumi,formaggi e verdure in pinzimonio, costituiscono un vero e proprio sfiziosizzimo pasto, molto popolare nel modenese.
Ma il modo migliore per gustarle  è, una volta tagliate longitudinalmente,

la farcitura con UN BATTUTO DI LARDO, AGLIO E ROSMARINO. Tocco finale? Una spolveratina di parmigiano grattugiato fresco.


Ma com'è che...
...cuoci...
...cuoci...
il cestino
è sempre quasi vuoto?!
Così indaffarati a cuocere e...mangiare che la prima foto ho dovuto cercarla in rete!

giovedì 16 dicembre 2010

GLI AUGURI DELLA VIGILIA


Al pan ed Nadèl 
( Il pane di Natale )

Il pane di Natale è un dolce di antichissima tradizione che a Modena si prepara con largo anticipo, nei primi giorni di dicembre, per poi consumarlo nel corso del periodo natalizio.
Per mantenerlo morbido per tutto questo tempo lo si pennella ogni giorno con la "saba".
Quando ero piccola la mattina della Vigilia si faceva colazione con Pane di Natale e latte

Per un pane:
un chilo di farina, 200 g. di zucchero, 300 g. di noci, 150 g. di arachidi, 100 g. di burro, 100 g. di cedro candito, 100 g. di cioccolato in polvere, 100 g. di uva sultanina, 70 g. di mandorle spellate e tostate, 70 g. di pinoli, 50 g. di ciliege candite rosse e verdi, 25 g. di cacao amaro in polvere, 2 uova, 1 limone, un cucchiaino di semi di finocchio,polvere lievitante per 2 chili, 2 bicchierini di liquore Sassolino, saba q.b.
Fare un impasto con burro fuso, farina, zucchero, uova, cioccolato, cacao,il Sassolino e la saba necessaria a formare un impasto sodo...va lavorato a lungo.Dopodichè si aggiungono tutti i canditi tagliuzzati in modo molto grossolano, le mandorle e le arachidi. Si forma un pane rotondo e si lascia lievitare per una mezz'ora. Si mette in forno già ben caldo a 200° per circa un'ora.
Quando è cotto e ancora bollente di pennella con la Saba.
La mia riserva di Saba è quasi finita. Mi rimane questo goccetto, dono della nonna di una mia alunna.
L'anno prossimo dovrò pensare di produrne in proprio.




 Altro dolce della vigilia, oltre al pane di Natale, è...

la spunghèda!
(la spongata!)

Nel pomeriggio della Vigilia venivano a casa gli amici più cari per lo scambio degli auguri. Era l'occasione per offrire una fetta di Spongata e un bicchierino di Sassolino.
E i bimbi recitavano il Sermone.
La spongata più famosa è quella di Brescello, il paese di Peppone e Don Camillo. Anche a Modena ha una lunga tradizione. Già nel '500 la sua produzione era regolata da una "grida" estense.
Per una spongata:
trecento grammi di farina, 100 grammi di burro, 75 g. di mandorle dolci  senza pellicina, 75 g. di nocciole senza pellicina, mezzo litro di vino bianco secco, 200 g. di miele, 150 g. di gherigli di noce spellati, 125 g. di zucchero, 100 g. di canditi di cedro e arancia, 50 g. di uva sultanina, 30 g. di pinoli sgusciati, 100 g. di biscotti secchi, un centimetro di corteccia di cannella, mezza noce moscata grattugiata, un cucchiaio di cognac, olio extravergine di oliva-zucchero a velo-sale-pepe ... q.b.
E' un dolce con il ripieno. Quest'ultimo è meglio prepararlo un paio di giorni prima.Le mandorle si tritano con un po' di zucchero usando un mortaio, se si può. Si mette a sobbollire dieci minuti a fuoco basso, il miele bagnato con il vino. Poi, mescolando continuamente si aggiungono le mandorle tritate, le nocciole-le noci-i pinoli spezzettati, i biscotti sbriciolati, i canditi tagliati grossolanamente e le spezie. Si mescola tutto per bene, si toglie dal fuoco e si mette a riposare un paio di giorni in una zuppiera coperta.
La pasta si fa con la farina, il burro, lo zucchero e un po' di vino bianco...quanto basta per ottenere un impasto consistente; si forma una palla  e la si  lascia riposare una mezz'ora al fresco.
Poi la si divide in due parti, una un po' più grande dell'altra.
Si spiana la più grande con il mattarello fino ad uno spessore di circa tre centimetri e si fodera uno stampo imburrato coprendo anche i bordi. Si versa il ripieno livellando bene e poi si copre con l'altro disco di pasta, si rigira  e si sigilla bene il bordo tutto intorno. La suprficie va bucherellata usando una forchetta. Si cuoce per cica  mezz'ora in forno , già caldo, a 180°.Si capovolge, si lascia raffreddare e si  spolverizza con zucchero a velo.
Manca ancora un po' alla Vigilia...si fa in tempo!  


mercoledì 8 dicembre 2010

I TORTELLINI DI MIA NONNA

" Turtlèin in bròd "
Tortellini in brodo
Eccoli qui i tortellini di casa mia, così come mi ha insegnato a prepararli  la nonna Ernesta (quella della bambola con l'abito azzurro). Solo ed esclusivamente a Natale, proprio come un tempo. Ne ho preparati circa un chilo, la settimana scorsa...tutti da sola! Bisogna lavorare con concentrazione e velocità perchè se si asciuga troppo la pasta non si chiudono più. Quindi scarseggiano un poco le foto.
La sfôia
(La sfoglia)
L'Ernesta impastava e "tirava" la sfoglia con impareggiabile maestrìa. Per stenderla utilizzava la sua preziosa canèla che ora è mia!
Per quattro persone occorrono : mezzo chilo di farina tipo 0, quattro uova, un cucchiaio di olio extra vergine d'oliva e un paio di prese di sale.
Sopra al tulér (la spianatoia)  si forma la fontana con la farina e si rompono le uova al centro. Si incomincia a mescolare pian piano la farina con le uova usando soprattutto la punta delle dita e contemporaneamente  si versano olio e sale. L'impasto va lavorato con molta forza (aggiungendo un poco d'acqua solo se serve) anche per 15 o 20 minuti, finchè non diverrà omogeneo, liscio, elastico. Una bella faticaccia!
Poi la pasta andrà stesa usando la canèla, se si è così fortunati da possederne una, oppure un mattarello.  Si infarina la spianatoia e man mano si  arrotola e si svolge, si  svolge e si  arrotola sempre ruotando di 90° . Pian piano la sfoglia diverrà via via sempre più grande e tonda. Non si dovrà attaccare alla spianatoia nè rompersi e sarà perfetta quando avrà raggiunto lo spessore di un millimetro o anche meno.
Io che non sono brava, e non ho chi mi aiuti, divido l'impasto in tre o quattro piccoli panetti e li stendo uno per volta.
Al pést
(Il ripieno)
In un  tegame largo si mettono a cuocere, in mezz'etto di burro e un dado di carne, due etti di polpa di maiale e un etto di petto di gallina tritati finemente. Dopo circa un quarto d'ora si aggiungono due etti di prosciutto crudo di Modena, tritato finemente. Si mescola con cura e si lascia cuocere tutto ancora qualche minuto. Poi si spegne il fuoco e si lascia raffreddare. A questo punto si incorporano tre etti di parmigiano reggiano di ottima qualità  e un uovo. L'impasto va lavorato con le mani e deve risultare un'amalgama consistente ma morbida. Dopo aver assaggiato si regola il sale e si aggiunge una grattatina di noce moscata.
Questo è il ripieno per i tortellini qui a casa mia ma ne esistono tante varianti; praticamente ogni famiglia modenese ha da dire la sua a questo proposito.
Io lo preparo il giorno prima, il "riposo" esalta i sapori dell'amalgama!
Al turtlèin
(Il tortellino)
Dalla sfoglia bisogna ricavare dei quadrati di tre o quattro centimetri di lato (il vero tortellino è piccolo!). Si mette al centro una piccola presa di "pesto", di ripieno,e  si piega a triangolo facendo aderire bene i bordi. Poi si stringono tra pollice e indice di entrambe le mani i due cateti del triangolo e si fa ruotare il tortellino intorno all'indice della mano destra fino a sovrapporre ed unire , stringendoli bene, i due angolini.
I tortellini debbono riposare almeno alcune ore , prima di essere cotti in un buon brodo di carne dove prevalga il gusto della gallina.

Le mie creature sulla retina

ad asciugare.
Per il tortellino modenese il brodo l'è la sò mort! Per ogni turtlèin un cucèr ed bròd! Cioè il tortellino modenese è solo ed esclusivamente in brodo.  Secondo la proporzione: un cucchiaio di brodo per ogni tortellino. La moda del condimento "alla panna" o al ragù, può piacere  ma non appartiene alla tradizione.
Questa sera, a cena , un primo assaggio...SO-BBBONI!

E questo è il PRIMO PIATTO del tadizionale pranzo annuale quando mia nonna era ancora "la rezdòra" del Natale di famiglia. Era veramente una grande festa e si risparmiava tutto l'anno per  realizzarlo
Prossimamente:
Bollito misto- Cipolline in agrodolce-Salsa verde-Zampone con fagioli-Faraona arrosto-Patate al lardo-Radicchi con pancetta calda e aceto balsamico-Zuppa inglese-Bensone-Nocino

domenica 14 marzo 2010

Un dolce della tradizione

Il bensone ( o meglio "al belsòun" in dialetto modenese) ha origini molto antiche.
La sua ricetta è semplice e forse proprio per questo è conosciuta, con nomi diversi, un poco in tutta Italia credo.
Per ottenerne uno come questo (oggi mi è riuscito proprio bene) occorre impastare 400g. di farina 00, 100g. di maizena, 150g. di zucchero a velo, 120g. di burro mobido,2 uova, una bustina di lievito, la scorza grattugiata di un limone non trattato chimicamente, un po' di latte...quel tanto che serve per rendere l'impasto molto mobido ma non appiccicoso (io vado un po' a occhio).





Si lascia riposare

una mezz'oretta

tra due piatti.




Qui da noi, in passato, il bensone veniva fatto benedire in chiesa la notte del sabato santo. Il vocabolario del dialetto modenese ipotizza che il nome derivi da una contrazione del francese "pain de bendson" cioè pane di benedizione.
Trascorsa la mezz'ora si compone l'impasto sulla placca del forno, gli si dà una forma un po' ovale, si fanno dei tagli a rete sulla superficie, si spennella con tuorlo d'uovo e si cosparge con granella di zucchero.



Poi si mette in forno
già caldo a 160° per
una ventina di minuti.
Dopodichè si porta la
temperatura a180° per
altri 20° circa: tempi
indicativi...va sorvegliato





Con lo stesso impasto si preparava la ciambella
( la "brazadèla") che veniva regalata ai ragazzini il giorno della cresima.
Quando esce dal forno deve essere bello dorato. Ecco qui sopra quello di oggi sulla griglia a raffreddare. E, qui sotto...
...il bensone della scorsa settimana, senza granella di zucchero ma gradito ugualmente!
Si può anche farcire con marmellata...gnammm!
Con le "boccucce sante" di casa mia....minimo uno alla settimana.

giovedì 21 gennaio 2010

Son tornata e mi cucino i tortelli!!!!



Sono stata 12 giorni su una nave a girellare nel Mediterraneo: bello...ma sto meglio sulla terraferma. Strano.  Con tutto quello che ho mangiato, non ho preso nemmeno un etto.
Quindi....
Tortelli della nonna Ernesta. Lei li cuoceva nella sua meravigliosa stufa di pietra refrattaria; io li metto  nel forno elettrico...sig!
-400g. di farina00
-100g. di zucchero
-75g. di burro
-due uova
-la buccia grattugiata di 1/2 limone biologico
-qualche cucchiaiata di latte
-livito per dolci, in polvere
Impasto gli ingredienti fino ad ottenere una palla morbida e la metto a riposare una mezz'ora.Poi con il mattarello (la canèla!) stendo una sfoglia di mezzo cm di spessore. Ricavo dei dischi utilizzando un bicchiere. Metto al centro una cucchiaiata della mia meravigliosa marmellata brusca di amarene. Ripiego il dischetto su se stesso e chiudo ben bene i bordi della mezzaluna premendo con le dita. Pennello con tuorlo d'uovo e metto in forno a 180° per una mezz'oretta.
Ora li preparo, li fotografo, li pubblico e poi...me li pappo!!!!
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