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Perché "...sono cortesie minuscole, un fiore, un boccio, un libro, sono loro a deporre i semi del sorriso..." Emily Dickinson
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martedì 10 gennaio 2017

DALLE CESTE DI MIA NONNA






Vecchie riviste, quaderni e raccoglitori,    
                                


fogli di appunti, ritagli di giornale, ...

La  blusa qui sotto a destra la realizzammo a quattro mani quando avevo quindici o sedici anni.
Avevamo sviluppato una eccezionale forma di collaborazione mia nonna Ernesta ed io.  Insieme a lei , tra i miei 12/13 anni e i 25/30, realizzammo maglioni , abiti, giacche, cappotti ... una enorme quantità di capi davvero bellissimi. 
A lei, velocissima e con una mano regolare ed uniforme, affidavo la parte noiosa del lavoro: le parti davanti, il dietro e le maniche; mi passava i ferri quando il gioco diventava interessante , in questo caso la lavorazione delle maniche e dello sprone a punto smock. 
Ricordo che realizzammo questo golfino in lana turchese  rifinendo il nido d'ape con filato bianco. 
Mi piaceva tanto e lo portai fino a consumarlo.
Ho voluto rifarlo ma ho usato un filato di cotone, rifinendo il nido d'ape con perline in tinta. 
Ecco il risultato 



Ed ecco le istruzioni per la taglia 44
Occorrente
  400 g. di cotone , ferri n° 4, uncinetto n° 3 e 1/2, perline in tinta per rifinire il punto nido d'ape. Si possono evitare le perline e utilizzare ago e filo in tinta o di colore contrastante
Punti  
Costa 1/1: una maglia diritta e una maglia rovescia.
Nido d'ape, 1° ferro: *passare una maglia a diritto senza lavorarla, 3 maglie a diritto*. Ripetere da * a * e terminare con una maglia passata. 2° ferro: *una maglia a rovescio, tre maglie a diritto*. Ripetere da * a *.
Ripetere questi due ferri. Al termine del lavoro, con ago e filo,in tinta o contrastante (io ho usato le perline),  unire le coste diritte a due a due, scambiandole ogni sei ferri in modo da formare un motivo a rombi.
Dietro
Avviare 118 maglie ( ma è sempre bene lavorare un campione per verificare e le misure e , eventualmente, diminuire o aumentare il numero dei punti) e lavorare a punto coste 1/1. A 36 centimetri dall'inizio proseguire a punto smock e contemporaneamente intrecciare - per gli scalfi manica -  dalle due parti: 3 maglie, due maglie e infine 1 maglia per tre volte. A 50 cm. dall'inizio intrecciare per lo scollo le 44 maglie centrali ; poi terminare separatamente i due lati dello scollo intrecciando 2 maglie per tre volte. Contemporaneamente, per le spalle, intrecciare 8 maglie per due volte e infine 7 maglie.
Davanti
Come il dietro fino a cm. 45. Poi, per lo scollo, intrecciare le 24 maglie centrali e terminare le due parti separatamente intrecciando ai lati dello scollo: 4 maglie, 2 maglie per 12 volte, 4 maglie per 2 volte, 7 maglie e , infine, le rimanenti maglie in una sola volta.
Manica
Avviare 66 maglie e lavorare a punto nido d'ape per 9 centimetri. Proseguire a punto coste 1/1 aumentando dalle due parti: una maglia ogni centimetro per 24 volte. A cm. 37 intrecciare dalle due parti: 4 maglie, 2 maglie per 12 volte, 4 maglie per due volte, 7 maglie e poi le rimanenti tutte insieme.
Rifiniture
Fare tutte le cuciture ed attaccare le maniche. Rifinire lo scollo con l'uncinetto: un giro di punto basso ed uno a "pippiolini" (*due punti bassi, in una maglia lavorare un punto basso, 3 catenelle volanti, un punto basso*.Ripetere da *a*). 

Non so da dove sia stato tratto questo modello che, ovviamente, non era una nostra creazione. Sul quaderno-che ha circa mezzo secolo-c'è una foto in bianco e nero ritagliata da un giornale e le spiegazioni sono annotate a penna stilografica con la grafia dei miei quindici anni.

mercoledì 19 febbraio 2014

PICCOLI TESORI

     La pentola di alluminio borbotta sul fornello a gas e riempie di profumato vapore la piccola cucina. 
     La mamma, assorta nei suoi mille pensieri, sorveglia le grosse bolle che la zuppa di pane produce e tiene  a bada gli schizzi di brodo bollente manovrando con sapienza  il cucchiaio di legno.
     Il suo sguardo stanco ritrova luce posandosi sulla bimba che saltella nei pressi della stufa accesa ; le sta dicendo che fa freddo  e che  i calzettoni di lana non dovrebbero essere a ridosso delle caviglie ma ben tirarti fin sotto le ginocchia, quando la maniglia della porta - che non è  mai chiusa a chiave - si abbassa e il babbo entra insieme a una gelida folata di aria della sera.
     Ha un sorriso dolce, sornione e una mano occupata a reggere il cesto di legna che ogni sera porta dalla cantina fino su al quarto piano; l'altra mano è affondata nella tasca sinistra del ruvido cappotto nocciola dal disegno spinato. 
     Il borbottio della pentola si fonde di colpo con un misterioso e prolungato suono metallico proveniente da quella tasca.
     La bimba non saltella più e guarda il babbo che le sorride, le sorride con le labbra e anche con quei suoi bellissimi occhi azzurri: lei ora lo sa , è sicura che da quella tasca uscirà ... cosa uscirà mai...?
     Non saltella più e aspetta. 
   Aspetta e "ascolta", insieme a quel suono metallico, il dialogo muto di babbo e mamma; è un dialogo di  eloquenti e rapidi sguardi tra loro ... " ...ma cos'hai comprato mai? ...lo sai che si deve risparmiare..."...sì lo so, non avrei dovuto, ma..."

Da quella tasca uscì un gattino di latta caricato a molla che correva e si rotolava sul pavimento portando con sé una pallina colorata.
Per me, che ricevevo un solo giocattolo all'anno la notte della Befana, quella sera di febbraio del 1955 è una nitida fotografia a colori nella memoria del cuore. 
E quel gattino di latta è tra i miei tesori più preziosi.

martedì 24 dicembre 2013

SPONGATA E SASSOLINO


Sassolino, soprattutto.

Vigilia di Natale  di parecchi anni fa, davvero tanti: avevo cinque anni. 
La casa piena di amici per i tradizionali auguri. 
Sulla tavola  il Pane di Natale, la Spongata e il  Sassolino...appunto (cliccando sui nomi arrivate alle ricette).
Non vista dagli adulti, misi alle labbra un bicchierino di liquore e lo ingoiai quasi tutto; tutto tranne una parte che finì sul vestito. 
Risultato: tanto caldo - lo ricordo con precisione - e lo scoppio di quella che qui si chiama "la ridarola", cioè quel ridere continuo che è impossibile fermare.
Come da tradizione, mamma e babbo avevano chiamato il fotografo per alcuni scatti ricordo. 
Sullo sfondo , nello specchio, si vede il volto divertito ( ma tentava di stare serio) di mio babbo e quello invece arrabbiatissimo di mia mamma.
E sul mio vestito di lana pizzicosa - con annessi colletto e polsini di velluto - si vedono altrettanto bene le tracce del sassolino tracannato a tradimento.

Buon Natale !

P.S.: chissà dov'è finito quel magnifico armadio di radica...

lunedì 21 ottobre 2013

SANDRA , LA NONNA , IL CASTAGNACCIO ... E NON SOLO

" Per mano a nonna Ernesta lei cammina svelta ascoltando la sua voce che descrive ogni passo. 
È ottobre, quasi il suo compleanno; mentre camminano le parla di quando  era bambina nelle campagne carpigiane.
Sono in Piazza Torre 
-al Tvajol ed Furmaijn
proprio accanto alla statua del Tassoni, quando un fotografo di strada crea questo bellissimo fermo immagine.
Andavano - quella mattina come tutte le mattine - a fare la spesa al Mercato Albinelli e poi , in questa stagione, dal fruttivendolo in via Castellaro a comprare il CASTAGNACCIO...o una bella PATATA AMERICANA ... o una FRITTELLA DI CASTAGNE... o una fetta di ZUCCA AL FORNO...".

lunedì 2 settembre 2013

AL CASÈT DI ZAVÀI

ovvero
IL CASSETTO DELLE CIANFRUSAGLIE
Quando ero piccola andavo spesso a dormire dalla mia nonna, rimanevo da lei anche per lunghi periodi di tempo.
Tra i miei passatempi preferiti vi era quello di aprire uno dei minuscoli cassettini della "panéra" (paniera, madia) ed estrarre il ciarpame in esso contenuto .

giovedì 4 luglio 2013

UN COLPO AL CUORE

Alzo gli occhi dal bancone del bar, portamonete aperto in attesa del resto.
Abbiamo appena bevuto un caffè dopo il nostro solito giretto settimanale in montagna a caccia di una vecchia casa che voglia farsi acquistare da noi con pochi quattrini in tasca.
Alzo gli occhi, dicevo,  e mi si blocca la respirazione.
Vedo, tra bottiglie di liquori e amari dagli improbabili colori,  questo libro.
Lo sguardo si inchioda sul viso di quel vecchio e ...LO RICONOSCO.

martedì 18 giugno 2013

AVEVO TREDICI ANNI

  una vita fa. 
Un giorno la mia mamma tirò fuori da una vecchia valigia di cartone - magari sapessi dov'è finita - alcune ruvide lenzuola di sua nonna . 

"Perché non mi dipingi qualcosa di bello sull'angolo, così poi lo uso come copriletto estivo..."

mercoledì 17 aprile 2013

SORPRESE

Sposti un piccolo tavolino 
e ti si apre il cassetto. 
Ci sbatti il ginocchio e lo maledici. 
Poi sbirci l'interno e ricordi ....


... nonna Ernesta,  qui ritratta a diciannove anni (1919) quando sposò nonno Dante.
Lei si spense nel sonno, durante il riposino pomeridiano, nel 1996. 
Aveva novantasei anni  e abitava da sola in un piccolissimo appartamento stipato di ricordi.
Sembra strano ma quando morì fui colta di sorpresa e non ci volevo credere. 
In quel cassetto riposi, allora, piccoli oggetti , alcuni vecchi documenti , qualche cartolina, fotografie....ripromettendomi di esaminarli con calma quando fossi stata pronta. Non l'ho più fatto e son passati più di sedici anni ormai.
Oggi ho ripescato questo:

giovedì 4 aprile 2013

QUELLA DELLA BRONCHITINA

 ovvero
la storia della scatola di latta lasciata in sospeso QUI

Questa scatoletta di latta è ciò che resta di una discussione tra mia mamma e mia nonna, nonché di una "battaglia" italo-svizzera. 
E nei miei miei ricordi ha il sapore del cioccolato.  Svizzero, appunto.

martedì 19 marzo 2013

MIO PADRE






Ti penso. 
Penso ai tuoi occhi e ai miei, praticamente gli stessi occhi.
Penso a quanto tu fossi orgoglioso di questo. 
I tuoi occhi severi, dolci, commossi, arrabbiati, tristi, addolorati, sfuggenti, penetranti, taglienti, carezzevoli. 
Penso ai mille sguardi capaci di comunicare quello che la tua discrezione e timidezza non riuscivano a tradurre in parole.
Penso a quell'estate e al nostro giocare agli indiani.
Alle casette del presepe intagliate "a traforo" nel compensato.
Alle cantilene in dialetto, nelle sere invernali accanto alla stufa a legna, prima che il sonno mi facesse crollare; chissà come finivo nel lettino: me lo chiedevo, la mattina, svegliandomi.
Alle tue mani callose e ruvide che fingevano sorpresa mentre  aprivano la mia  letterina  nascosta ogni Natale sotto il piatto dei tortellini.
A quel gattino di latta che, caricato a molla, rotolava su se stesso trascinando  una pallina rossa; sbucò dalla tasca del tuo cappotto, una sera, e ti brillavano gli occhi che tenevi fissi su di me per  evitare lo sguardo della mamma che , senza palare , chiedeva "ma quanto hai speso?!" .
Alla tua voce un po' tremante di orgoglio che diceva ad un amico "Mia figlia?, fa la maestra".
Sono ormai quasi sette anni anni che vengo lì da te e mi soffermo a leggere.
"Come foglia tornerò a rinsanguare la terra della mia pianura... Il vento non disperderà le mie parole.... Vivrò nella memoria".
Ed ogni volta ringrazio questo autore per avermi prestato le parole.
Oggi, 19 marzo, come ogni giorno ti penso babbo. E ti voglio bene. 

domenica 17 febbraio 2013

LA MIA PASSIONE PER LE SCATOLE DI LATTA

è nata qualche decennio fa quando, in occasione del trasloco dei miei genitori dalla mia casa dell'infanzia al domicilio nuovo, sbucò fuori dal cassetto della macchina per cucire  di mia mamma questa scatoletta
che raccoglieva piccoli bottoncini per camicia, gancetti e automatici di metallo. 
Ormai sposata e fuori casa da anni, l'avevo dimenticata . 
Ma, soprattutto, non conoscevo la storia * che mamma mi raccontò in quella occasione. 

giovedì 22 novembre 2012

AMARETTI DI MODENA

L'aprire lo sportello del forno e il ritrovarmi inondata dal profumo di questi dolcetti modenesi ha riassestato l'umore non proprio allegro di questa mattinata casalinga.  
La ricetta è quella della mia nonna Ernesta, manco a dirlo

lunedì 3 settembre 2012

IL TEMPO SCORRE ....


3 settembre 1972 - 3 settembre 2012
E SON QUARANTA!
Siamo o non siamo bellissimi, mio marito e la sottoscritta, qui ritratti - qualche anno dopo - da nostro figlio?
In verità il disegno aveva le due figure affiancate. 
Io le ho ritagliate e messe "a braccetto" per farle stare in un quadretto che da alcuni decenni è appeso, insieme a molti altri suoi disegni, al muro di casa nostra .
Questa mattina ricca colazione
per il nostro quarantesimo anniversario di matrimonio:
TORTA DI PESCHE
Grazie Laura per questa squisita ricetta.
P.S. : Dopo quarant'anni per la prima volta ... piove come allora.

lunedì 16 aprile 2012

ABOUT ME

Ci pensavo da tempo. 
L'ho fatto.
 Cliccando sulla scritta
appena sotto la foto di apertura 
si aprirà la pagina statica nella quale ho narrato qualcosa di me qualcuno l'ha già scoperta in questi miei giorni di assenza - perché non mi piaceva più il classico e standard profilo blogger.
Ora rimane lì per chi , in qualsiasi momento, avesse voglia di esplorare.
A tutti grazie.

mercoledì 29 febbraio 2012

I BOTTONI ...

... oggetti semplici e apparentemente banali che ci scorrono tra le dita tutti giorni e non ci facciamo caso.
Qualche giorno fa mi ha proprio affascinata la narrazione di Claudia, la sua ricerca a proposito di un "reperto" di famiglia uscito dalla scatola dei bottoni di sua nonna. 
Uno stupendo esempio di come la microstoria con i suoi fatti di ogni giorno si intrecci strettamente con i grandi eventi....la storia degli oggetti quotidiani, in fondo, fa comprendere la vita delle persone e rende tangibile ed interessante lo studio del passato.
Grazie al suo racconto ho anche scoperto l'esistenza del Museo dei Bottoni di Sant'Arcangelo di Romagna, unico in Italia, che sicuramente visiterò; sarà anche una splendida occasione per ritornare dopo tanti anni in quella bellissima zona della Romagna. 
Un grazie particolare va a Giorgio Gallavotti, ideatore e curatore del Museo che mi ha inviato per posta (arrivati pochi minuti fa, appena prima che cliccassi "pubblica" per questo post) due libri bellissimi "Bottoni, arte, moda, costume, seduzione, storia" e "Il bottone la memoria della storia". Grazie di cuore , Giorgio, anche per le dediche.
Ho trascorso una mattinata di ieri a rovistare in soffitta tra le mie amate scatole di latta : ne ho forse duecento e più...ma questa è un'altra storia.
In alcune di esse conservo una gran quantità di bottoni.

lunedì 9 gennaio 2012

" ODORAVA DI DIGNITA' "

"Mercoledì 11 gennaio 1950. Modena, centro città, via  Emilia lato nord.
Lei è tesa, preoccupata, ansiosa. E' andata a trovare sua madre che abita vicino alla stazione, in via Palestro al 19.
Deve rientrare a casa ed ha una certa fretta ..."


Inizia in questo modo un mio post dello scorso anno, di questi giorni.
Parla dei sei ragazzi delle Fonderie Riunite, sei operai trucidati dai celerini il 9 gennaio 1950 a Modena ... esattamente sessantadue anni fa, oggi.
                              



La ragazza che affannosamente cerca di attraversare la strada è la mia mamma.
La si vede qui a sinistra ritratta proprio in via Emilia da un fotografo di strada, alcuni mesi dopo ... nel carrozzino ci sono io.




Mio babbo era un operaio con qualifica di "saldatore specializzato" e mi ha raccontato tante volte, fin da quando ero ragazzina,  del tiro al piccione di quel giorno.
Lo rivedo sulla sua bicicletta, borsa con il pranzo appesa alla canna, pedalare verso la fabbrica , con ogni tempo atmosferico.
Lui e la sua vecchia bici. Lui e le sue ruvide mani callose. Lui e lo spazzolino che usava per grattare via il nero dalle unghie. Lui e il suo cappottino di lana spigata. Lui e lo strato di fogli di giornale sotto il maglione. Lui e il suo "padlèin" (tegamino doppio a chiusura ermetica) per riscaldare a "bagno-maria" il pranzo che mamma gli aveva cucinato.

Alcuni giorni fa un amico (grazie Massimo)mi ha inviato via mail il testo di una lettera scritta dal figlio di un operaio Fiat: ho rubato lì il titolo di questo post.
In questi giorni di grandi cambiamenti per il mondo del lavoro e non solo, in questo giorno di memoria, ...rileggerla mi ha fatto ricordare e riflettere.


Se poi si ha tempo e voglia, ecco qui:
5 minuti che vale la pena "perdere"



sabato 19 novembre 2011

UNO SGUARDO DALL'ALTANA

Sono nata e cresciuta in centro storico e quindi sono, come dice Pino Ligabue, una Zemiàna (la "z" si pronuncia come la "s" nella parola chiesa) come tutti i modenesi nati entro la cerchia delle mura.
Da piccola giocavo in questa piazzetta
Allora non era così: non c'erano gli alberi e  nemmeno la fontanella; la pavimentazione era in terra battuta. 
Una volta, avrò avuto forse otto anni, trovai una banconota da  cinquanta lire; era un rettangolino di carta verde tutto stropicciato e seminascosto tra polvere e sassolini: reprimendo il senso di colpa la nascosi in cantina e  "campai" a caramelle per non so quanto tempo!
Proprio sotto questo portico si affacciava il portone di casa "mia".
Eccolo, sempre uguale, nel sole del mattino

Ora mi sembra tanto piccolo ma da bambina lo vedevo enorme. 
Ho imparato a giocare a palla-a-muro proprio lì, sotto il numero civico. 
Ogni tanto noi bambini lanciavamo i due capi di una grossa fune (prestata dal riparatore di biciclette di qualche portone più in là) oltre il ferro che unisce i due lati dell'arcata del portico e, con l'aiuto di un cuscino,  ci costruivamo una favolosa altalena.
Altre volte bastava salire le scale, settantadue altissimi scalini, ed arrivare al quarto piano: lassù c'era casa "mia".
Le finestre sono ancora al loro posto e quella aperta era, allora, la mia stanza. 
Da una scala interna si raggiungevano i solai e da lì, pur non trattandosi di una vera e propria altana, si dominavano i tetti in cotto del circondario. L'esplorazione dei solai era un gioco davvero affascinante e, a volte, piacevolmente "pauroso" !
I miei genitori erano in affitto e diversi anni fa dovettero lasciare quel bellissimo appartamento (ora lo ricordo così), grande quanto tutto il quarto piano . 
L'interno caseggiato è stato successivamente ristrutturato e oggi  non potrei più ritrovare le atmosfere di allora ma l'esterno è ancora lì tale e quale; invidio molto chi ha potuto conservare la casa della propria infanzia.
*****
ALTANE MODENESI
"Altana: piccola e caratteristica costruzione a loggia sul tetto di un fabbricato. Un tempo, nelle ville di città e di campagna modenesi, ospitava lo stenditoio per la biancheria o la piccionaia.....

giovedì 20 ottobre 2011

TRE VOLTE LADRA

Odore di latte caldo. 
Latte zuccherato. 
Lei odia il latte zuccherato. 
Il latte caldo e zuccherato le dà la nausea.
La lunga e ordinata fila di bambine segue la maestra lungo il buio corridoio  della scuola;  lei è quasi in fondo, dà la mano alla compagna e mentre cammina respira piano per sentire quell'odore il meno possibile. 
Ha la mente concentrata nella ricerca di un pretesto per non bere quel bicchiere di latte che ogni giorno - un vero supplizio - la scuola offre gratuitamente agli alunni. Proprio non capisce perché insistano tanto - un giorno la maestra ha anche detto alla mamma "ma è così mingherlina...le date abbastanza da mangiare?" e la mamma si era proprio risentita - lei il latte lo beve a casa sua, fresco e con il suo naturale sapore.
Ma c'è un'altra cosa che la disturba in quella grigia mattina di fine ottobre: una sua compagna, la figlia del maresciallo, la guarda in cagnesco, vuole indietro il suo temperamatite e "lo dico alla maestra che me l'hai preso tu!". Chissà perché è tanto cattiva e si inventa le cose. 
Sta di fatto che lei si ritrova, solo pochi minuti dopo, sul secondo gradino della lavagna in piedi di fronte a tutta la sua classe...ventiquattro paia di occhi puntati addosso. Si contorce le mani sudaticce e bagnate delle lacrime che non vorrebbe piangere e si sente scuotere dai singhiozzi repressi. Vorrebbe evitare tutti quegli sguardi ma non può , perché le pare proprio incredibile che stia succedendo.
"Ladra, ladra, ladra". Con ritmata cantilena quelle facce bambine  le urlano  disprezzo e lo fanno con l'abilità di un coro ben affiatato e compatto al comando del gesto preciso e perentorio di un esperto direttore d'orchestra, la maestra: " Al mio via gridate tre volte , tutte insieme, LADRA LADRA  LADRA!"
Ancor oggi, dopo cinquantasei anni, ho nelle orecchie quel coro, nelle narici quell'odore, negli occhi quelle facce e tutto ciò che stava intorno.
Il dolore ovviamente no, quello si è disciolto.
Ma per anni ho sentito il respiro farsi corto ed il viso  infiammarsi ogni volta che qualcuno vicino a me accennava a cercare qualcosa che lì per lì non trovava.




P.S.: l temperino in questione fu poi rinvenuto settimane dopo - in occasione di approfondite pulizie - sotto la pedana di legno sulla quale i banchi , allora, poggiavano.

venerdì 14 ottobre 2011

UN FOGLIETTO DAL PASSATO

Cercato e ritrovato in un vecchio libro di scuola. 


Me ne sono ricordata leggendo il post "Non si sa mai", nel blog di Cristiana.


Avevo tutto il diario ricoperto di scritte simili...avevo tanti diari ed erano bellissimi , stracolmi di schizzi e disegni, ritagli di giornale, foto di Paul Newman e non solo (dopotutto parlo dei -teen), collage di vario tipo. Li avevo lasciati a casa dei miei e sono andati perduti insieme alla sanità mentale di mia mamma.
Ma il mio alfabeto segreto NO , eccolo qui: questo messaggio è scritto con i segni grafici che mi inventai intorno ai tredici anni....è bastata un'occhiata e mi è ritornato tutto in mente. Sarà forse perché in parte ho continuato saltuariamente a servirmene: ci sono verbali di collegi dei docenti, su vecchie agende che conservo, con frasi scritte di sbieco...ah...ah...ah!
Da ragazzina mi ci divertivo moltissimo e non ho mai rivelato la chiave a nessuno, nemmeno all'amica più cara di allora. Nel corso degli anni avevo anche apportato dei correttivi per rendere tutto più difficile. Per esempio la non separazione tra le parole, l'abolizione di accenti e apostrofi e dei raddoppiamenti di consonante....una bella sfida!

martedì 13 settembre 2011

" NON PERDETEVI D'ANIMO... "

Io, in prima elementare, tanti anni fa. Mi vedete?Se cliccate sulla foto la potete ingrandire.

********
Ci risiamo, è di nuovo settembre. 
Pesto sui tasti di gomma del mio piccì - seduta  al centro di questa stanza straripante di libri - e intanto lo sguardo corre verso destra, "settore-scuola"; corre  ad accarezzare tutti i materiali ( non più tanti in verità, avendone donata la maggior parte ) utilizzati o da me prodotti negli ultimi quarant'anni.
E' di nuovo settembre, ci risiamo.
Da due anni non varco più il portone della scuola il primo giorno di settembre: il giorno del ritrovarsi, del nuovo inizio, per tutti gli insegnanti di scuola elementere ... pardon ... primaria: ora si dice così.
Di nuovo è un fermento di progetti,  confronto, discussione, preoccupazioni ... voglia di rivedere i bimbi o di conoscere quelli "nuovi".
Isomma una gran bella sensazione di vitalità.
Non ho perso i contatti con le colleghe più care e so che tutto è ricominciato. Anche le preoccupazioni per questa nostra scuola pubblica  di tutti e per tutti  tanto bistrattata negli ultimi periodi.
Il mio pensiero va ai bimbi, la vera meraviglia di questo mio mestiere: che possiate crescere con compagni sereni e solidali, con maestri attenti e preparati; va ai genitori: che possiate intraprendere questo nuovo percorso con le giuste aspettative, offrendo fiducia e collaborazione educativa ai maestri dei vostri figli; va ai colleghi: non demordete, tenete duro, studiate, ascoltate, confrontatevi per costruire e migliorare, trovate ancora una volta "... le energie per contribuire a realizzare la scuola che chi cresce meriterebbe..." ...e qui lascio la parola a quello straordinario docente e persona di grande umanità che è Andrea Canevaro - " ... Non perdetevi d’animo: pensate che avete la possibilità di incontrare ogni mattina chi sta crescendo, il mondo di domani. E questo vi convinca che state facendo il più bel lavoro del mondo... " - che  anche quest'anno ha voluto augurare buon anno scolastico alla scuola ed agli insegnanti in particolare. Vale la pena di leggere QUI le sue parole.
Il prossimo fine settimana sarà l'ultimo "di libertà" per gli studenti, almeno qui in Emilia Romagna:lunedì 19 si riprende.
BUON  ANNO  SCUOLA
P.S. : lo scorso anno ,di questi tempi, bambini fanno gli auguri ad altri bambini ... QUI


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